
In un contesto di crescenti tensioni commerciali, i dazi doganali tra gli Stati Uniti e l’Unione europea (UE) tornano al centro del dibattito economico mondiale. Comprendere le loro differenze strutturali e le recenti politiche è fondamentale per le imprese attive sui mercati internazionali.
Differenze strutturali tra gli Stati Uniti e l'UE
- Gli Stati Uniti applicano principalmente dazi doganali ad valorem, ovvero una percentuale calcolata sul valore della merce. La maggior parte delle aliquote varia tra lo 0% e il 35%, con una media vicina al 3-4%. Questa cifra va presa con le pinze poiché non tiene conto dei recenti aumenti eccezionali dei dazi doganali stabiliti dall’USITC. Il calcolo si basa sull’Harmonized Tariff Schedule (HTS).
- L’Unione europea, dal canto suo, applica una tassazione all’importazione che combina dazi doganali e IVA all’importazione, il che aumenta il costo finale dei prodotti. Non bisogna tuttavia equiparare questa IVA ai dazi doganali: si tratta infatti di un’imposta sui consumi, ma il fatto che venga riscossa al momento dell’immissione in consumo dei prodotti dà l’impressione, oltreoceano, che si tratti di dazi mascherati. L’aliquota media dei dazi doganali convenzionali è pari a circa il 5,2%, con forti disparità a seconda delle categorie. Access2markets
Inoltre, i proventi doganali rappresentano una delle principali fonti di finanziamento dell’UE, pari a circa il 14% del suo bilancio Taxation_customs.
Il nuovo accordo transatlantico
Nel luglio 2025, gli Stati Uniti e l’UE hanno concluso un accordo quadro per evitare una guerra commerciale aperta. I punti chiave sono:
- Gli Stati Uniti applicheranno un dazio minimo del 15% sulla maggior parte dei prodotti europei (AP News).
- In cambio, l’UE abolirà i dazi doganali sui prodotti industriali statunitensi e applicherà riduzioni dei dazi su alcuni prodotti agricoli. Da notare: si tratta di un accordo politico e non giuridico, poiché il Parlamento europeo e gli Stati membri non ne hanno ancora votato l’applicazione.
- Il caso più delicato rimane quello delle automobili europee, attualmente soggette a un dazio doganale del 27,5% negli Stati Uniti, con una possibile riduzione al 15% con effetto retroattivo, ma solo se l’UE attuerà l’accordo Trump/Von Der Leyen ( Reuters).
Alcuni settori strategici come quello del vino, dei liquori, dell’acciaio e dell’alluminio sono ancora oggetto di negoziazioni (Times of India).
Impatto sulle imprese e sui consumatori
- Per gli esportatori europei, i nuovi dazi esercitano un’ulteriore pressione sui loro margini (Hub Brussels).
- Per i consumatori statunitensi, ciò si traduce in prezzi più alti e in un’offerta più limitata (AP News).
- Inoltre, gli Stati Uniti hanno abolito l’esenzione de minimis di 800 dollari, il che ha un impatto diretto sui piccoli esportatori e su piattaforme come Etsy, ad esempio; parallelamente, numerosi servizi postali non statunitensi hanno sospeso le spedizioni di pacchi verso gli Stati Uniti (The Times).
Risorse utili per le imprese
Le aziende che intendono adattarsi a questo contesto possono avvalersi di:
- Market Access Map, per consultare i dazi doganali in tempo reale.
- Analisi giuridiche come quella di DLA Piper, che illustrano in dettaglio le ripercussioni logistiche.
- Gli studi economici del Parlamento europeo.
Conclusione
Il confronto tra gli Stati Uniti e l’UE mette in luce non solo differenze tecniche nell’applicazione dei dazi doganali, ma anche una battaglia strategica per la competitività globale. Le aziende in grado di anticipare questi sviluppi e di adeguare la propria logistica internazionale saranno meglio preparate a tutelare la propria redditività e a consolidare la propria posizione nel commercio transatlantico.
Articolo redatto dal nostro consulente ed esperto in commercio internazionale, Jean-Marc Vandenbussche
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