
Il 27 gennaio scorso, l’Unione europea e l’India hanno annunciato di aver concluso i negoziati sul loro accordo di libero scambio in occasione di un vertice tenutosi a Nuova Delhi. In parole povere, ciò significa che il contenuto dell’accordo è stato definito, ma che il trattato non è ancora giuridicamente finalizzato, non è stato firmato in senso formale e, soprattutto, non è ancora entrato in vigore: prima di poter essere applicato, sono necessarie alcune fasi di «revisione giuridica» (legal scrubbing), traduzione e approvazione istituzionale.
Si tratta di una trattativa di lungo respiro, poiché la vicenda non è certo una novità. Il progetto risale al 2007, anno in cui sono iniziate le discussioni tra l’UE e l’India. Tra il 2013 e il 2022 si è verificata una lunga pausa; in seguito, quando il contesto geopolitico ed economico è tornato a essere più favorevole a un riavvicinamento tra le due parti, il processo è stato rimesso in carreggiata.
Ok, ma concretamente, cosa comporta tutto questo in termini di dazi doganali? È chiaro che il fulcro dell’accordo si basa su una forte riduzione dei dazi doganali da entrambe le parti. E questo attraverso un sistema in due fasi: una riduzione massiccia dei dazi con l’abolizione immediata per la grande maggioranza dei prodotti, seguita da un progressivo smantellamento dei dazi nei settori più sensibili.
La Commissione indica che l’UE abolirà i dazi su oltre il 90% delle linee tariffarie (pari al 91% in valore) e che, se si includono le liberalizzazioni parziali, la copertura salirebbe al 99,3%. Attenzione: queste cifre non sono presentate come una realtà fin dal primo giorno; l’idea è piuttosto quella di una liberalizzazione con uno smantellamento progressivo per alcuni settori.
Da parte indiana, l’India abolirà i dazi sull’86% delle voci tariffarie, che rappresentano il 93% del valore, e, a regime, il 96,6% grazie alle riduzioni parziali.
In altre parole, per la maggior parte dei prodotti oggetto di scambio le barriere tariffarie verranno abbattute, ma non sempre fin dal primo giorno, e l’aspetto da tenere presente è che tali barriere non saranno sempre azzerate.
Per gli esportatori europei la posta in gioco è alta, poiché i dazi indiani sono elevati in numerosi settori industriali. La Commissione sottolinea che l’accordo prevede forti riduzioni in settori quali quello chimico, farmaceutico, meccanico, dei dispositivi medici, dell’avionica e automobilistico, con riduzioni spesso immediate a partire dall’entrata in vigore per alcune categorie e con calendari di attuazione che possono arrivare fino a dieci anni a seconda dei prodotti.
L’esempio del settore automobilistico è piuttosto eloquente: secondo la Commissione, i dazi sulle automobili, che attualmente possono raggiungere il 110%, scenderebbero progressivamente fino al 10% nell’ambito di un contingente annuale (250.000 veicoli all’anno). Allo stesso modo, le aliquote dei dazi sul vino, attualmente pari al 150%, scenderanno al 75% all’entrata in vigore dell’accordo e, a regime, al 20% per la fascia premium e al 30% per la fascia media. Per la pasta e il cioccolato, l’aliquota, che può arrivare fino al 50%, scenderà a 0% a regime.
A livello europeo, la Commissione europea mette in evidenza una cifra significativa: 4 miliardi di euro all’anno di risparmi sui dazi doganali per gli esportatori comunitari, una volta che l’accordo sarà entrato in vigore. Aggiunge inoltre una stima della crescita delle esportazioni dell’UE verso l’India: queste ammontavano a 49 miliardi di euro nel 2024 e dovrebbero più che raddoppiare entro il 2032 (+107,6%).
Ora si pone la questione dei tempi, poiché in questa fase l’accordo dovrà prima essere pubblicato nei testi negoziati, poi sottoposto a revisione giuridica e tradotto in tutte le lingue ufficiali dell’UE. Successivamente, l’accordo sarà trasmesso al Consiglio dell’UE, che dovrà autorizzarne la firma, e al Parlamento europeo, che dovrà dare il proprio consenso, prima che il Consiglio adotti una decisione definitiva che ne consenta la conclusione da parte dell’UE. Parallelamente, anche l’India deve portare a termine le proprie procedure interne di ratifica. Finché tutte queste fasi non saranno state completate, l’accordo non potrà entrare in vigore.
Nel calendario non c’è una data fissata in modo definitivo per l’entrata in vigore; tuttavia, fonti ufficiali propendono per il completamento di tutte queste fasi nel corso del 2026 e per una successiva entrata in vigore, che potrebbe avvenire alla fine del 2026 secondo le stime più ottimistiche e, con maggiore certezza, nel primo semestre del 2027. Ciò sarà accompagnato da una massiccia riduzione tariffaria fin dal primo giorno, con un'attuazione graduale nell'arco di 10 anni.
E per voi che gestite i flussi Europa-mondiali: ecco come MyTower può supportarvi
Con la rapida evoluzione del contesto normativo, tecnologico e geopolitico, avete bisogno di un partner in grado di:
- Simulare in tempo reale l'impatto di nuove strade, nuove tariffe o nuovi carburanti.
- Automatizzare la conformità doganale (norme di origine, EUDR, e-commerce, ecc.) per garantire la sicurezza dei vostri flussi.
- Raccogliere, consolidare e analizzare grandi volumi di dati per creare valore (e non solo visibilità).
- Realizzare una logistica più sostenibile e resiliente: tracciabilità, rendicontazione, gestione delle emissioni e dei rischi.
MyTower GTM combina:
- una piattaforma digitale scalabile,
- una competenza specialistica nei settori dei trasporti, delle dogane, della logistica e del commercio internazionale,
- e moduli di simulazione, monitoraggio e allerta adeguati al contesto europeo.
In poche parole: avete a disposizione gli strumenti non solo per seguire la tendenza, ma anche per guidarla. Aggiungere valore alle vostre operazioni gestendo al contempo i rischi: ecco la sfida del 2026 che affronteremo al vostro fianco.
Siete alla ricerca di una soluzione su misura per la vostra azienda ?